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Tracce di vita nel romanzo "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov

Il romanzo fu steso tra il 1928 e il 1940, ma dato alle stampe solo nel 1967, 27 anni dopo la morte dello scrittore. Nel 1930 Bulgakov bruciò il manoscritto, vedendosi emarginato nell’Unione Sovietica. La scrittura fu ripresa nel 1931 e il secondo manoscritto terminato nel 1936. Bulgakov, comunque, continuò a lavorarci e a limarlo fino alla sua morte nel 1940.
“Abbiamo messo a punto una nuova tecnica per esplorare la nostra Eredità Culturale senza danneggiare o contaminare i manufatti in studio. Tale metodo, dall’Acronimo EVA (vinil acetato di etile), consiste nel polimerizzare dischetti di plastica contenenti resine forti a scambio anionico e cationico, assieme a resine idrofobiche C8 (ma anche C18) intrappolate nella resina stessa. Il materiale catturato da tali dischetti viene poi eluito e analizzato con diverse tecniche, quali gas-cromatografia accoppiata alla spettrometria di massa (GC-MS) per identificare metaboliti, oppure con potenti spettrometri di massa (famiglia degli Orbitrap) per identificare proteine.
In un primo lavoro, applicando i dischetti EVA a undici fogli del manoscritto originale (versione del 1940) e analizzando gli eluati, abbiamo scoperto che Bulgakov (che soffriva di una malattia renale che gli procurò la morte) assumeva dosi notevoli di morfina, identificata assieme al suo metabolita 6-acetil morfina. Poiché ci era stato contestato che tali impronte e tracce del farmaco non appartenessero a Bulgakov, ma agli agenti del KGB che avevano sequestrato il manoscritto, abbiamo ripetuto le analisi su altri undici fogli, catturando le proteine in superficie. Tra le proteine seriche catalogate, abbiamo identificato tre biomarcatori della patologia renale dell’autore, confermando così i nostri dati. L’aiuto della polizia criminale di Mosca è stato determinante per i risultati finali.”

Nella conferenza si parlerà in esteso degli anni bui tra il 1930-1940, anni in cui Stalin iniziò feroci persecuzioni sull’intera popolazione russa, inviando al confino e deportando nei Gulag milioni di persone, tra cui moltissime morirono di fame e stenti.

Il Prof. Righetti si è laureato in Chimica Organica all’Università di Pavia nel 1965. Ha speso 3 anni come Ricercatore Associato al Massachusetts Institute of Technology e 1 anno alla Harvard (Cambridge, Mass, USA). È ora Professore Onorario al Politecnico di Milano. È membro del Comitato editoriale di Electrophoresis, J. Proteomics, BioTechniques, Proteomics, Proteomics Clinical Applications. È co-autore dei libri Righetti P.G., Stoyanov A., Zhukov M.: The Proteome revisited: Theory and Practice of the Relevant Electrophoretic Steps. Elsevier, Amsterdam, 2001; Hamdan M., Righetti P.G.: “Proteomics Today, Wiley-VCH, Hoboken, 2005 e Boschetti E., Righetti P.G. Low-Abundance Proteome Discovery; State of the Art and Protocols, Elsevier, Amsterdam, 2013, pp. 1-341.
Ha sviluppato la focalizzazione isoelettrica su gradienti di pH immobilizzati, electrolizzatori a multicompartimenti a membrane isoelettriche, reattori enzimatici a membrana, elettroforesi capillare a temperature programmata e librerie combinatoriali di ligandi peptidici per la rivelazione del proteoma a bassa abbondanza.
Su 560 articoli elencati da ISI Web of Knowledge (Thomson Reuters) e da Mendeley Statistics, Righetti ha raggiunto 24.880 citazioni, con una media di 40 citazioni/articolo e con un H-index di 71. Durante gli anni 2005-2013 ha ricevuto citazioni da 1000 a 1200 per anno.
Ha vinto il premio CaSSS (California Separation Science Society) (ottobre 2006), e la medaglia Csaba Horvath, conferitagli il 15 aprile 2008 dal Connecticut Separation Science Council (Università di Yale). Nel 2011 è stato nominato membro onorario della società di Proteomica Spagnola; nel 2012 ha vinto il prestigioso premio Beckman con medaglia d’oro attribuitogli in febbraio al meeting MSB di Ginevra. Nel 2014, in ottobre, a Madrid, ha vinto il premio HuPO (Human Proteomics Organization) e in Novembre, ad Atlanta, il premio dell’American Electrophoresis Society.